È Gabriele Cavallini il vincitore della XXXIII edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto grazie al romanzo “Cuoio”, un’opera che ha convinto la giuria per la forza narrativa e la capacità di trasformare una vicenda familiare in una profonda riflessione sulla violenza, sull’eredità del male e sulle zone più oscure dell’essere umano.
L’annuncio è arrivato nell’ambito del prestigioso riconoscimento dedicato allo scrittore Giuseppe Berto, che ogni anno premia una delle opere più significative del panorama letterario italiano.
Un romanzo tra dolore, famiglia e destino
Al centro di “Cuoio” c’è Michelangelo Cavalcanti, appartenente a una famiglia che da generazioni lavora nelle concerie di Santa Croce sull’Arno. La sua esistenza appare segnata da un destino che sembra impossibile spezzare, in un contesto dominato dalla lavorazione delle pelli, dalla morte degli animali e da una quotidianità che consuma lentamente anche i rapporti umani.
Secondo la motivazione della giuria, il protagonista è contemporaneamente «vittima e carnefice», intrappolato nello stesso meccanismo che ha già segnato la vita del padre e del nonno.









