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Il Premio Katundo Opera Seconda, consegnato stanotte a San Marzano di San Giuseppe, nei pressi di Taranto, va per la seconda volta (in due anni di vita del premio) a uno scrittore veneto: la chiamano Veneto Wave, questa riscossa culturale veneta (si pensi agli otto David di Donatello a Le città di pianura di Sossai), ed è un’onda che si rifrange lontano, evidentemente.
Anzi, a vincere il Katundo quest’anno, per la precisione, è una scrittrice veneta. Lei è Giulia Scomazzon, vicentina classe 1987, e già si era fatta notare con il suo romanzo d’esordio, La paura ferisce come un coltello arrugginito (nottetempo, 2023), che le era valso il Premio Bagutta Opera Prima.
8.6 gradi di separazione, la sua opera seconda, uscita nel 2025 per la stessa casa editrice del precedente, fa riferimento nel titolo alla gradazione alcolica della birra con cui la protagonista si ubriaca, insieme certo anche al vino e a qualche superalcolico. È giovane, Alice, abita nel fecondo Nord Est, in provincia, ed evidentemente soffre. Soffre al punto che da quella sua dipendenza così malcelata e al contempo così possibilmente comune, in terra veneta, non vuole veramente uscire. Come se in qualche modo la definisse; come se in fondo perdersi non avesse importanza; come se lei fosse andata a scuola da quell’Avversario di Carrere che nega l’evidenza fino a che il castello di carte non regge più.







