Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiOcchio alla Germania. Domenica si vota in Sassonia-Anhalt, land dell’Est tedesco, e i sondaggi raccontano una storia che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile: l’AfD, il partito di estrema destra, viaggia intorno al 40%, con un vantaggio enorme sulla Cdu del governatore uscente Sven Schulze.

Alternative für Deutschland potrebbe trovarsi per la prima volta nella storia della Repubblica federale alla guida di un governo regionale. E non è soltanto un fenomeno dell’Est. La crescita dell’AfD è ormai strutturale e si riflette anche nei sondaggi nazionali, dove il partito è davanti alla Cdu/Csu del cancelliere Friedrich Merz. È il segnale di un cambiamento profondo negli umori di un Paese in difficoltà: il modello tedesco fatto di energia relativamente a buon mercato, grande industria esportatrice, vedi l’automotive, e forte domanda estera è entrato in una fase di profonda crisi. E il malessere economico si somma a quello sociale.

È qui che l’AfD ha trovato il proprio spazio. Il partito ha costruito una parte importante della sua crescita sulla promessa di un giro di vite sull’immigrazione, sulla critica alle politiche europee e sul rifiuto di molte delle scelte compiute dai governi tedeschi negli ultimi anni. La maggioranza di governo ha reagito alzando immediatamente il muro. Merz ha avvertito che non riesce a immaginare «investitori internazionali» partecipare all’inaugurazione di nuovi stabilimenti in presenza di un ministro-presidente dell’AfD. E ha aggiunto che, se la Sassonia-Anhalt finisse nelle mani del partito di estrema destra, il Land subirebbe «danni considerevoli». È il vecchio cordone sanitario, insomma. Ma la domanda è se possa ancora funzionare. Perché più i partiti tradizionali cercano di isolare l’AfD, più il partito sembra riuscire a presentarsi agli elettori come l’unica forza realmente alternativa al sistema. E il voto di domenica potrebbe essere la prova del nove.