Per la presenza di tre orientamenti giurisprudenziali di legittimità divergenti, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione dovranno chiarire se l'elevazione del limite per le compensazioni consenta di applicare la disciplina di favore nell’applicazione delle sanzioni derivanti dal superamento dei limiti. La sezione tributaria della Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 24935/2026, ha rimesso al Primo Presidente la questione sull'applicabilità del principio del favor rei, di cui all’art. 3 del d.lgs. 472/1997, alle sanzioni irrogate per il superamento del limite annuo delle compensazioni orizzontali dei crediti d'imposta, a fronte dei successivi innalzamenti dei tetti legali.
La vicenda nasce da un atto di recupero con cui l'Agenzia delle entrate ha contestato a una società, per l'anno d'imposta 2014, l'indebita compensazione di crediti Iva per 1.848.473 euro, eccedente la soglia di 700.000 euro, prevista dall'art. 34 della legge 388/2000. Di conseguenza, l'ufficio ha proceduto al recupero della quota eccedente e ad applicare le sanzioni ma, in appello, la Commissione tributaria regionale della Campania ha dichiarato illegittimo il recupero dell'imposta, trattandosi di crediti esistenti e non inesistenti, confermando la legittimità delle sanzioni per il superamento del limite legale. La società, impugnata la sentenza per cassazione, ha invocato l'applicazione del «favor rei», evidenziando come, nelle more del giudizio, il limite di compensabilità fosse stato innalzato dal legislatore fino a 2.000.000 di euro, superiore a quello contestato.






