A Cernobbio, nel corso del Forum Teha, Roberto Vannacci ha respinto l’etichetta di “cavallo di Troia”, chiarendo il senso dell’espressione legata alla sua passata esperienza nelle forze speciali: «Nel mio precedente lavoro era un complimento essere un “cavallo di Troia”, nel senso che come incursori noi lavoravamo anche con quella finalità, quindi inserirci nel dispositivo nemico per poi menare lo scompiglio».

E ha precisato: «Non so se questo epiteto mi è stato dato per la precedente mia attività militare. Chiaramente non mi sento un cavallo di Troia, né di Putin né di altri. Io sono filo italiano ed estremamente patriottico e faccio gli interessi dell’Italia. È l’unica mia preoccupazione. Non porto avanti le istanze di altri su questo pianeta se non dell’Italia».

Interpellato sulle possibili intese in vista delle prossime politiche, il leader di Futuro Nazionale ha frenato: «Le alleanze si fanno a premessa delle elezioni, siamo ancora lontani, non sappiamo il campo di battaglia, la legge elettorale, la data delle elezioni e soprattutto i programmi dei partiti. Sulla base di questo ci confronteremo».

E ha aggiunto: «Se qualcuno convergerà verso i nostri principi e ideali, siamo sempre aperti al dialogo: non siamo noi ad aver parlato di incompatibilità, a chiedere che qualcuno sia escluso, ad erigere muri».