Il petrolio sale e scende, ma alla pompa gli automobilisti continuano a fare i conti con prezzi elevatissimi. Nella settimana iniziata il 31 agosto, nell’Unione Europea la benzina ha raggiunto una media di 1,95 euro al litro, mentre il diesel è arrivato a 2,04 euro. Livelli rispettivamente inferiori soltanto del 4% e del 3% rispetto ai massimi storici considerati dai dati della Commissione europea.

La spiegazione non va cercata esclusivamente nel greggio. Dalla fine di febbraio il Brent ha oscillato indicativamente tra 73 e 126 dollari al barile, arrivando venerdì intorno ai 95 dollari. Nel frattempo, benzina e soprattutto gasolio hanno continuato a risentire di un problema sempre più importante: la disponibilità di prodotti già raffinati.

Una questione tutt’altro che marginale considerando che benzina e diesel alimentano ancora complessivamente l’87,6% delle auto circolanti nell’UE.

Il vero problema è nelle raffinerie

Sumit Ritolia, analista di Kpler, individua proprio nella raffinazione e nell’offerta di prodotti finiti una delle ragioni principali della crescente distanza tra l’andamento del greggio e quello dei carburanti. Il petrolio può essere disponibile, ma trasformarlo nelle quantità necessarie di benzina e soprattutto diesel è diventato più complicato.