Lucia 17 anni arriva al servizio psichiatrico dedicato agli adolescenti tra i 15 e i 18 anni. Per lei è un ritorno “vi sono mancata?” chiede con ironia. Le infermiere controllano il suo bagaglio: via rasoi, accendini, forbici e il telefono. Lucia tira fuori un peluche dalla borsa: “Questo è il souvenir del mio primo arresto”. E poi arriva alla mensa, incontra gli altri ragazzi, è una festa, risate, urla, lei è contenta di vedere loro e loro lei. Intanto nell’ambulatorio lo psichiatra fa il quadro della giovane paziente al nuovo specializzando: violenza di gruppo, prostituzione, percosse, abusi in famiglia, ha tendenze suicide e rifiuta le cure.
Inizia così 15/18 – A place to heal, il bel film in concorso del regista francese Cédric Kahn. Il regista di Roberto Succo e Il caso Goldman, 60 anni, costruisce insieme alla sua co-sceneggiatrice Kahina Le Querrec un affresco di una generazione alle prese con traumi profondi ma anche un’incontenibile energia. Un film importante che ci interroga sul nostro ruolo di adulti e sulle nostre responsabilità nei confronti dei ragazzi. Incontriamo il regista a Casa I Wonder, che lo distribuirà nella prossima stagione.
"Il Covid è stato un catalizzatore: ovviamente ci sono molte altre cause dietro il malessere degli adolescenti: problemi familiari, abusi sessuali, violenze in famiglia o a scuola, e tutto il resto – dice Kahn che prima di scrivere il film è stato per mesi ad osservare il lavoro dentro il reparto psichiatrico dedicato agli adolescenti –Forse l'aspetto positivo del Covid è che ora si parla di più dei problemi psichiatrici degli adolescenti; questo, per me...Beh, è un aspetto positivo”.











