SARZANA (La Spezia) E’ cominciata ieri, a Sarzana, la XXIII edizione del Festival della Mente, che fino a domani porta nel centro storico della città incontri, spettacoli e riflessioni attorno a una parola tanto antica quanto attuale: fuoco. Un elemento che scalda e distrugge, illumina e trasforma, ma che quest’anno diventa anche una metafora per interrogarsi sulla creatività, sulla tecnologia, sulle relazioni e sul futuro.

Ad aprire il festival ieri la lectio magistralis di Paolo Benanti, dal titolo ’Custodire il fuoco. Tecnica, potere e futuro nell’età dell’intelligenza artificiale, ha portato al centro della scena il tema dell’Ia’. Un nuovo fuoco prometeico, capace di amplificare enormemente il potere umano e trasformare in “materia disponibile“ anche facoltà che fino a ieri sembravano esclusivamente nostre. La domanda, dunque, è come imparare a governare questo fuoco senza lasciarsi consumare. Il programma di ieri ha già attraversato molti dei significati della parola. Paola Bonfante ha raccontato il rapporto tra piante, esseri umani e fuoco, partendo dalla fotosintesi e arrivando al legame fra natura, cultura e emozioni. La chef Chiara Pavan, insieme alla scrittrice Gaia Manzini, ha invece condotto il pubblico nella laguna veneziana, tra erbe spontanee, specie invasive e materie prime capaci di raccontare il territorio. Paolo Pecere ha invece affrontato il tema del fuoco, fonte di vita e progresso ma anche forza distruttrice, mentre Francesca Mannocchi e Rodrigo D’Erasmo hanno portato in scena ’Crescere, la guerra’, intrecciando parole, musica e testimonianze dai luoghi segnati dai conflitti. Mario Calabresi, in piazza Matteotti, ha scelto invece la metafora delle braci per parlare della forza delle trasformazioni lente. A chiudere la giornata è stato Matteo Nucci con ’Costruire il futuro: Prometeo’,dedicato alle figure mitologiche legate al fuoco.