Roma, 5 settembre 2026 – Non più una pioggia di missili, ma un ronzio incessante di droni che incendiano il cielo di notte e di giorno. Mosca cambia gli armamenti, non il target, e in queste settimane bersaglia Kiev con un’intensità di fuoco mai sperimentata dall’inizio del conflitto. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre per le esplosioni sono morte nel distretto della capitale ucraina cinquanta persone, quasi quante ne sono cadute a Kiev e dintorni a luglio (56), il mese più sanguinoso finora dall’avvio dell’occupazione russa. “Colpiscono le centrali energetiche, i centri di raccolta delle materie prime, vogliono affamarci per l’inverno”, punta il dito contro la Russia il vescovo cattolico di Kiev di rito latino.
Ad ascoltare monsignor Vitalij Kryvytskyi, classe 1972, l’Ucraina si ritrova “senza difese aeree adeguate, esposta alla ferocia del nemico: l’Occidente ci aiuti a coprire il cielo, perché da soli non possiamo farcela”. La sua voce si unisce, nella richiesta dei famigerati Patriot, a quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre da Mosca, nei giorni scorsi, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati non ha esitato a criticare quei Paesi che continuano ad armare i belligeranti della guerra a est. “Comprendo le ragioni dell’arcivescovo Paul Gallagher e lo ringrazio per il suo impegno costante a favore della pace – chiarisce Kryvytskyi –. A noi servono sistemi di difesa per sopravvivere e la Santa Sede non ha mai negato la legittima difesa”.






