L'oro della Banca d'Italia non si muove e resta nei caveau di Palazzo Koch a Roma in primis e in quelli della Federal Reserve di New York oltre che, in misura minore, della Bank of England o della banca centrale svizzera, dove è stato depositato molti anni fa.

L'istituto centrale guidato da Fabio Panetta ha detto di non «aver effettuato alcun trasferimento d'oro» a differenza di quanto attuato dalla Banca centrale olandese (che lo ha comunicato mercoledì) e dalla Banque de France, le quali hanno spostato il loro oro dagli Stati Uniti a Londra e nei propri forzieri.

A New York si trova il 43,2% dei nostri lingotti della riserva nazionale, il 5,7% è nel Regno Unito e il 6,09% in Svizzera mentre 44,8% è appunto in patria.

Si tratta di «una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi» spiegano a Via Nazionale.

La mossa della banca dei Paesi Bassi è stata dettata da «incertezze geopolitiche» e da motivi pratici essendo più facile cederlo sulla piazza finanziaria londinese in caso di crisi.