Se il destino non avesse deciso diversamente, il 5 settembre Freddie Mercury avrebbe compiuto 80 anni. È difficile dire se avrebbe continuato a dominare le folle da stadio con i Queen, seguendo l’esempio dell’ottuagenario Mick Jagger, o se avrebbe preferito mettere da parte il rock per inseguire altri traguardi artistici, visto che i suoi interessi spaziavano dall’opera lirica alle arti figurative. Avrebbe anche potuto scegliere di sparire dalle scene, con un colpo divistico alla Greta Garbo, ma sono solo ipotesi buone per immaginare una storia parallela a quella reale. È certo invece che l’invenzione del personaggio Freddie Mercury è arrivata attraverso una serie di passaggi in parte casuali.

Fuga da Zanzibar

All’inizio della storia c’è Farookh Bulsara, che tutti chiamano Freddie, giovane cresciuto tra Bombay e Zanzibar, figlio di un funzionario della burocrazia imperiale britannica. Suona il pianoforte, gli interessa l’arte e in generale è piuttosto timido. Quando entra nella sua prima band durante gli anni del college, resta nelle retrovie a suonare il piano, non ha ambizioni da frontman. La sua esistenza viene stravolta quando Zanzibar ottiene l’indipendenza dall’Inghilterra e, nel 1964, scoppia una violenta rivoluzione. La famiglia Bulsara è costretta a fuggire in Inghilterra, stabilendosi nel sobborgo londinese di Feltham. Dopo un’adolescenza tranquilla e agiata, Freddie si ritrova da straniero in un paese non particolarmente accogliente, che però gli offre la possibilità di studiare arte, prima al Politecnico di Isleworth, all’Ealing College of Art. Freddie Mercury sul palco del Live Aid nel 1985 (Italy_Photo_Press)