Roma, 4 settembre 2026 – Nonostante i piani ambiziosi dell’Unione europea e l’aumento della spesa per la difesa nel blocco comunitario, il raggiungimento della prontezza difensiva entro il 2030 rimane un obiettivo difficile da centrare. È quanto emerge da una review pubblicata giovedì 3 settembre dalla Corte dei conti europea (ECA), che analizza l’evoluzione della politica di difesa dell’Unione dal 2020 a oggi.
Gli auditor rilevano uno spostamento della politica europea dalla modalità di risposta alle crisi verso un approccio più strutturato orientato alla prontezza difensiva degli Stati membri. Allo stesso tempo, la Corte segnala diverse criticità e opportunità per l’Unione, oltre a rischi legati alla gestione finanziaria, alla governance e alla responsabilità nell’utilizzo dei fondi.
Il mutato scenario di sicurezza e l’aumento dei finanziamenti possono contribuire ad ampliare le capacità della base industriale e tecnologica di difesa europea, favorendo l’innovazione. Secondo la Corte, la situazione della sicurezza europea è cambiata radicalmente negli ultimi anni, spingendo sia l’Unione sia i singoli Stati membri ad aumentare in modo significativo i finanziamenti per la difesa, un settore che ha sofferto anni di sottoinvestimento, scorte insufficienti di munizioni e missili, tempi di produzione lunghi, dipendenza da fornitori extraeuropei e colli di bottiglia logistici.









