Joshua Wong rischia nuovi anni di carcere per quella strategia di internazionalizzazione della battaglia per Hong Kong che nel 2019 lo portò anche a parlare al Senato italiano. La sua parabola, seguita negli anni da Formiche.net, racconta la trasformazione politica della città sotto la National Security Law

Joshua Wong doveva tornare libero a gennaio. Ora rischia di trascorrere molti altri anni in carcere. Ma per capire perché il nuovo procedimento contro uno dei volti più riconoscibili del movimento democratico di Hong Kong abbia un significato che va oltre il suo destino personale bisogna tornare indietro di qualche anno. E, per una volta, anche in Italia.

Mercoledì Wong, oggi 29enne, si è dichiarato colpevole davanti all’Alta Corte di Hong Kong dell’accusa di cospirazione e collusione con forze straniere, il secondo procedimento a suo carico ai sensi della National Security Law imposta da Pechino nel 2020. La sentenza arriverà più avanti. L’accusa può comportare una pena da tre a dieci anni e, nei casi considerati più gravi, fino all’ergastolo. Wong sta già scontando quattro anni e otto mesi per sovversione nel cosiddetto caso degli “Hong Kong 47”.

Il cuore della nuova vicenda giudiziaria è particolarmente significativo. I procuratori sostengono che Wong, insieme, tra gli altri, all’attivista oggi in esilio Nathan Law, abbia cercato di convincere governi stranieri a imporre sanzioni e altre misure contro Hong Kong e la Cina. È precisamente quella strategia di internazionalizzazione della battaglia per Hong Kong che Wong perseguiva apertamente negli anni delle grandi proteste.