Crisi Ilva, sta per partire la procedura di licenziamento collettivo tra le aziende dell’indotto. A rischio, fa sapere Nicola Convertino, in qualità di Presidente di AIGI – associazione datoriale che raggruppa una quota preminente delle imprese dell’indotto ILVA – è il futuro occupazionale un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità, dipendenti di 28 ditte.

“Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso e dell'orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano- dice Convertino - costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione e di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell'improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”.

«Le 28 lettere di licenziamento collettivo che le aziende associate ad Aigi si apprestano a presentare alle istituzioni coinvolgono 2.500 unità lavorative». Nella lettera che i presidente dell’associazione datoriale dell’indotto ex Ilva Nicola Convertino ha inviato ai sindacati si legge che «dietro ciascuna di quelle lettere c'è una persona, dietro ciascuna persona, quasi sempre, c'è una famiglia e dietro molte di esse vi sono dieci, venti, trent'anni di lavoro condiviso. Per questa ragione, oggi non intendiamo parlare soltanto di numeri, ma di una sconfitta industriale, politica, economica e, soprattutto, umana». «Il Comune di Taranto - spiega l’Aigi -, negli anni, di fronte a proposte industriali controverse ha spesso optato per il 'nò. Si trattava di scelte motivate da considerazioni ambientali e sanitarie che nessuno intende banalizzare. Tuttavia, la politica ha il dovere di interrogarsi anche sulle ricadute industriali, occupazionali e sociali delle proprie decisioni. Anche dalla regione Puglia giungono segnali difficili da conciliare. Da un lato, il presidente della regione afferma che Taranto deve mantenere un futuro siderurgico, evocando concetti quali l’acciaio nazionale, la decarbonizzazione, la reindustrializzazione e la tutela dell’occupazione. Dall’altro, la medesima regione si è costituita ad adiuvandum nell’azione inibitoria promossa dai cittadini e dai Genitori Tarantini, da cui è scaturito il procedimento che oggi conduce verso lo spegnersi dell’area a caldo.