Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiA quasi due anni dal fallimento del primo tentativo, l’Unione europea torna a guardare ai beni russi congelati per finanziare l’Ucraina. Nel 2025 l’idea fu lanciata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ma incontrò forti resistenze politiche, legali e finanziarie. Mercoledì 2 settembre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al suo arrivo al Consiglio degli Esteri informale della Ue a Wicklow in Irlanda, ha detto che «l’Italia non è contraria in linea di principio però bisogna vedere se ci sono le condizioni giuridiche per farlo», aggiungendo che dipende da come i giuristi, la Commissione e la Banca centrale europea valutano la situazione.

C’è effettivamente un problema da un punto di vista legale? ItaliaOggi lo ha chiesto alla professoressa Chiara Ragni, docente di Diritto internazionale all’Università Statale di Milano.

«La situazione è abbastanza complessa perché le misure finanziarie che sono state adottate nei confronti sia della Russia sia di imprenditori russi sono state messe in discussione sotto il profilo della loro legittimità fin dal principio. Ci si è chiesti se l’immobilizzazione e a maggior ragione la possibile confisca delle riserve della Banca centrale russa, con l’obiettivo di un loro utilizzo a favore dell’Ucraina, non si scontrino con le regole sulla immunità dello Stato, che si vedrebbe preclusa la possibilità di disporre dei propri beni».