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Nella notte tra l'1 e il 2 settembre, nel quartiere di Bereznyaky (Dniprovskyi), sulla riva sinistra di Kiev, due apparati dello Stato ucraino si sarebbero affrontati a colpi d'arma da fuoco. Da una parte gli uomini dello Sbu, il servizio di sicurezza interno; dall'altra quelli del Gur, l'intelligence militare del ministero della Difesa. Il bilancio ufficiale parla di almeno tre feriti tra le fila del Gur; alcune testate locali hanno parlato anche di un morto, ma questa seconda versione non ha ricevuto conferme istituzionali e va quindi considerata, al momento, non verificata. Al centro dello scontro ci sarebbe Stepan Kaplunov, cittadino russo e vicecomandante del Corpo dei volontari russi (Rdk), la formazione di combattenti russi anti-Cremlino inquadrata nelle strutture ucraine e legata al Gur. Le due versioni dei fatti che lo riguardano sono in netto contrasto. Secondo Kaplunov, il 23 agosto sarebbe stato prelevato nel cortile di casa da uomini che si erano presentati come agenti di polizia. Racconta di essere stato tenuto bendato e ammanettato per nove giorni, di essere stato interrogato sui presunti legami con l'Fsb, il controspionaggio russo, e di essere stato costretto a registrare una confessione poi diffusa online. Una volta rilasciato, ha girato un secondo video in cui ritrattava tutto, sostenendo di aver parlato sotto costrizione. Lo Sbu offre una ricostruzione opposta. Secondo il servizio di sicurezza, dal telefono di Kaplunov emergerebbero contatti con un referente dell'Fsb, che gli avrebbe affidato l'incarico di organizzare un attentato contro un esponente dell'opposizione russa in visita in Ucraina il 24 agosto, in occasione delle celebrazioni per l'indipendenza.