I cieli di Kiev sono tornati a tingersi di nero: droni russi sono riusciti ad arrivare fin nel cuore della Capitale, fino a via Volodymyrska, fino alla sede principale dello Sbu, il servizio di sicurezza ucraino. Secondo quanto riferito da Volodymyr Zelensky, uno dei velivoli sarebbe stato diretto proprio verso l’ufficio del capo dei servizi, Oleksandr Poklad.

Nel raid è rimasta danneggiata anche la cattedrale di Santa Sofia, patrimonio Unesco, mentre nove persone sono rimaste ferite, secondo quanto reso noto dal sindaco di Kiev, Vitaliy Klitschko. Che il bersaglio e, soprattutto, la tempistica dell’attacco non siano casuali è la convinzione espressa dal ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha: «Mosca ha sferrato questo attacco proprio mentre era in corso un nuovo tentativo di pace, mettendo a nudo il suo reale rifiuto della diplomazia. È una grave escalation».

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La risposta da spedire al nemico russo, ha ordinato Zelensky ai suoi servizi, dovrà essere «adeguata, incisiva e simmetrica»: «I luoghi da colpire per rispondere sono già stati stabiliti. Il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati». Anche gli ucraini hanno mirato e colpito «una serie di obiettivi militari nemici»: una piattaforma per il lancio di droni a Donetsk, una stazione radar a Bobryk, nella regione di Byansk, nella Federazione, e alcune basi dell’intelligence in Crimea.