C’è un momento in cui Mounsiff Rafia ha sognato per un mese intero. Giorni di chiamate, di email e pec senza risposta. Di ore aggrappato alla speranza di vedere finalmente suo nipote Younes tornare a Torino, la sua città. Quel momento è arrivato quando mancava un’ora alla mezzanotte di venerdì. Il bambino, di soli 6 anni, è arrivato dall’Egitto con un volo sanitario, con un’équipe dell’ospedale Regina Margherita che ha viaggiato un giorno intero per riportarlo, in sicurezza, a casa. Zio Mounsiff era sulla pista di Caselle ad attenderlo. Appena ha visto il suo Younes, trasportato sulla barella, protetto da un telo termico e circondato dai medici, è scoppiato a piangere. «Mio nipote ama giocare a calcio - dice - Vorrei dirgli che la Coppa l’abbiamo portata a casa: riaverlo qua è come aver vinto la Champions».
Il piccolo Younes dall'Egitto a Torino per essere curato, le lacrime dello zio: "Ora pregate"
L’incidente a Sharm La famiglia di Younes ha origini marocchine, ma lui è nato a Torino. Vive a Brandizzo, gioca a calcio nella squadra della cittadina. «È un bambino felice, educato e dolce - lo descrive lo zio - Con quei capelli a caschetto talmente belli, ti riempie di gioia». Ad agosto il piccolo va in vacanza sul Mar Rosso, Sharm El Sheikh, con i genitori. Giorni di relax prima di ricominciare, a settembre, la scuola. Nella piscina dell’albergo Younes cade, battendo violentemente la testa. Il padre si allontana un attimo per andare a prendere una bottiglietta d’acqua e, quando torna, lo trova a terra a bordo vasca, privo di sensi e circondato da turisti. Si capisce subito che la situazione è grave: dopo alcuni tentativi di rianimazione, il piccolo viene trasferito all’ospedale Piramide di Sharm El Sheikh. Giorni da incubo È il 3 agosto quando entra nel reparto di terapia intensiva. Per la famiglia sono giorni «da incubo», ricorda lo zio. Lui, a Torino, viene informato con una telefonata. E da casa cerca di aiutare il nipote facendo tutto quello che può. Dopo alcuni giorni, i medici egiziani danno il via libera al trasferimento in Italia. Ma la mancata stipula di un’assicurazione, prima della vacanza, costringe la famiglia a sobbarcarsi le spese del viaggio, oltre che della clinica. Mentre zio Mounsiff chiama chi può per cercare un aiuto - «stavo al telefono nove o dieci ore» -, il papà Kamal lancia un appello, anche rivolgendosi a Repubblica, perché il piccolo venga riportato in Italia: «Il volo costa tra i 60 e gli 80 mila euro». La solidarietà In quei giorni nasce una raccolta fondi, che in poco tempo raccoglie migliaia di donazioni. Ma la svolta arriva nell’ultima settimana. L’ospedale Regina Margherita, dopo gli accertamenti sulle condizioni del piccolo, dà la disponibilità ad accoglierlo. Reale Foundation sostiene le spese del viaggio, Flying Angels Foundation si occupa di tutti gli aspetti organizzativi, logistici e burocratici, in coordinamento con le strutture sanitarie, il personale medico, l’Ambasciata e il Consolato italiano in Egitto. Il trasporto in Italia I medici dell’équipe della dottoressa Simona Quaglia si ritrovano in ospedale alle 3 di notte, tra giovedì e venerdì. Controllano le apparecchiature e un’ora dopo sono su un van, direzione aeroporto di Linate. Dopo aver caricato l’attrezzatura, partono per Sharm accompagnate da due piloti e dal direttore medico di Avionord, Giuseppe Fontana. Atterrano all’una del giorno dopo e non si fermano un attimo, vanno in ospedale a incontrare i colleghi egiziani, si accertano che il piccolo Younes possa volare. E così ripartono per Torino. È il ministro degli Esteri Antonio Tajani ad annunciare che «Younes è in viaggio verso l’Italia». Quali sono le sue condizioni Alle 23 il volo sanitario atterra a Caselle, a mezzanotte il bambino arriva al Regina Margherita. E qui viene accolto dall’équipe multidisciplinare che ne aveva già seguito a distanza l’evoluzione clinica e che aveva predisposto il necessario per consentire una presa in carico immediata all’arrivo. Le sue condizioni sono stabili, ma restano gravi. «È ricoverato nel reparto di terapia intensiva - spiega Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino - Ora è affidato alle nostre cure e faremo tutto ciò che è possibile per lui e per la sua famiglia». Zio Mounsiff non smette di piangere: «A volte il destino è crudele, ma ci ha anche fatto incontrare tante persone che hanno condiviso il dolore con noi e che ci hanno aiutato. Ci siamo sentiti amati, grazie».











