Dal 2018 a oggi la Filmauro della famiglia De Laurentiis ha erogato alla Ssc Bari 31,7 milioni di euro, soldi utilizzati per la copertura delle perdite. Per il solo campionato 2025-2026, quello della retrocessione, la proprietà ha iniettato nella società biancorossa 7,8 milioni di euro. È sulla base di questi elementi che il Bari vuole illustrare ai ai giudici il tema su cui si gioca tutta la partita: se è vero che gli indicatori calcolati sul bilancio dello scorso anno possono astrattamente documentare una situazione di crisi (vedi il patrimonio netto negativo), non si può invece parlare di insolvenza dato che nel corso degli anni il socio unico ha sempre prontamente garantito la copertura dei costi di esercizio. E lo ha fatto anche nel bilancio al 30 giugno approvato venerdì scorso, chiuso con circa 8 milioni di perdite: De Laurentiis ha rinunciato interamente ai suoi crediti, imputando quindi gli apporti di capitale al patrimonio netto.
È questo il punto nodale della memoria che i difensori della Ssc Bari in sede civile (il professor Ugo Patroni Griffi con l’avvocato Mattia Grassani) hanno depositato mercoledì al giudice delegato Michele De Palma. Giovedì la Fallimentare sarà chiamata a decidere sull’istanza di liquidazione giudiziale (fallimento) avanzata il 7 luglio dalla Procura di Bari. De Laurentiis - dicono i suoi avvocati - garantisce stabilmente tramite la capogruppo Filmauro, che ha un patrimonio netto di 250 milioni e disponibilità liquide al 30 giugno 2025 di 178 milioni, le risorse per l’attività del Bari, così come accade in tutte le società di calcio professionistico.







