La Ssc Bari provvederà a breve alla ricapitalizzazione, eliminando così lo squilibrio patrimoniale contestato nella istanza di fallimento della Procura di Bari. È una scelta obbligata, solo anticipata per via dell’iniziativa giudiziaria di cui è destinataria, dal momento che la società avrebbe a disposizione quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio (30 giugno) per l’approvazione del bilancio e avrebbe potuto effettuare contestualmente le due operazioni.

Il contesto è noto e riguarda la fragilità del bilancio in termini patrimoniali: il Bari calcio si regge sulle anticipazioni della controllante Filmauro, cassaforte della famiglia De Laurentiis, che vanta circa 9 milioni di crediti nei confronti dei biancorossi. A giugno è terminato il «bonus» del decreto Covid, che a partire dal 2021 ha consentito alla società di rinviare per cinque anni la ricapitalizzazione. Significa che il capitale sociale (130mila euro) deve essere ricostituito entro il 30 luglio, pena le ipotesi di scioglimento previste dal codice civile.

La Procura di Bari indaga in relazione alle ipotesi di falso in bilancio e bancarotta che deriverebbero dall’operazione di cessione al Napoli nell’estate 2023 del portiere Elia Caprile, a una cifra che per l’accusa è incongrua visto che i biancorossi già versavano in situazione di squilibrio patrimoniale e quindi avrebbero - questa l’ipotesi - dolosamente aggravato la situazione. Ma la contestazione di bancarotta richiede, come presupposto, la dichiarazione di insolvenza: se il Tribunale fallimentare non dovesse accogliere l’istanza di liquidazione giudiziale (la nuova denominazione del fallimento nel Codice della crisi), non sarebbe possibile contestare la bancarotta.