“Immer noch da”, ancora lì. “Straightforward and pragmatic”, diretta e pragmatica. Per Die Welt la sua Italia è ormai un “Hort der Stabilität”, per il Financial Times un “beacon of political stability in Europe”. Eppure, dietro il record dei 1.413 giorni di Giorgia Meloni, la stampa estera vede anche una “missed opportunity”, un'occasione mancata, e delle “survival skill” più evidenti degli “accomplishment”.I mille ritratti di Meloni colorano la stampa estera in una wunderkammer di bilanci, sguardi al passato e al futuro, nel giorno in cui il suo governo diventa il più longevo nella storia repubblicana. Un primato che fino a ieri apparteneva al secondo esecutivo di Silvio Berlusconi, fermatosi a 1.412 giorni tra il 2001 e il 2005. E che assume un peso particolare in un Paese che - lo ricorda l’americana Cbs - ha visto succedersi 68 governi negli ottant’anni trascorsi dalla fine della seconda guerra mondiale. Tanto che raggiungere quota 1.413, ironizza l'emittente, un tempo sarebbe sembrato probabile “as an Italian putting ketchup on spaghetti”, come un italiano che mette il ketchup sugli spaghetti.Un rovesciamento d'immagine, quello che l'Italia avrebbe subito. Almeno secondo parte della stampa estera. Un tempo deriso dai partner europei come il Paese dei governi instabili e di breve durata, scrive Die Welt, oggi quello di Meloni è un “Hort der Stabilität”. Da quando la premier è entrata a Palazzo Chigi, sottolinea il quotidiano tedesco, ha visto succedersi cinque primi ministri francesi, quattro britannici e due cancellieri tedeschi. L'Associated Press arriva alla stessa conclusione da un'altra prospettiva: “Italy has somewhat lost its role as Europe's black sheep”, l'Italia ha in qualche modo perso il suo ruolo di pecora nera d'Europa. Risultato tutt'altro che scontato nell'autunno del 2022. Die Welt ricorda quando Meloni veniva descritta come “Die gefährlichste Frau Europas”, la donna più pericolosa d'Europa, mentre a Bruxelles Ursula von der Leyen avvertiva che l'Unione disponeva di “strumenti” qualora le cose fossero andate “in una direzione difficile”. Quasi quattro anni dopo, il giornale tedesco descrive invece una premier che ha imboccato un “pragmatischen Weg”, una strada pragmatica, e che in Europa si è posizionata come una “verlässliche Partnerin”, una partner affidabile, mantenendo una linea netta al fianco dell'Ucraina.Una metamorfosi che campeggia quasi ovunque, in chiavi diverse. La canadese Cbc usa la formula “fiery political identity, pragmatic governing” per descrivere la capacità di Meloni di smentire le previsioni: un'identità politica incendiaria accompagnata da un governo pragmatico. Una leader che ha costruito la propria immagine sulla lotta, ma che governa con “caution, not confrontation”: cautela, non scontro. Anche sull'immigrazione la Cbc individua lo stesso compromesso. Pragmatico. Da una parte - ricorda il quotidiano - la capacità di diminuire gli arrivi via mare rispetto al picco - raggiunto dallo stesso governo - del 2023, ma con la costruzione dei controversi centri in Albania. Contemporaneamente, però, l'esecutivo ha autorizzato quasi mezzo milione di ingressi legali di lavoratori extracomunitari tra il 2026 e il 2028 per rispondere alla carenza di manodopera provocata dall'invecchiamento della popolazione. Un pragmatismo che anche il Financial Times riconosce alla premier: stretta sugli arrivi irregolari da una parte, aumento dei permessi per i lavoratori stranieri dall'altra.Un record che cambia di senso. Quasi quattro anni di stabilità sono sì un risultato, ma soprattutto un metro con cui misurare ciò che Meloni ha fatto del tempo che ha avuto a disposizione. “Duration is not synonymous with results”, la durata non è sinonimo di risultati, ammette all'Associated Press persino il ministro della Difesa Guido Crosetto. E l'Ap apre il suo racconto osservando che il successo percepito della premier è stato spesso attribuito alle sue “survival skills rather than her accomplishments”, alle capacità di sopravvivenza più che ai risultati.In questa chiave sì che i giudizi diventano più severi. Siamo all’angolo della nostra Wunderkammer. El País liquida il bilancio con poche parole: “Su balance, en cambio, es más bien pobre”. Il suo bilancio, invece, è piuttosto povero. Secondo il quotidiano spagnolo, Meloni ha avuto più possibilità di chiunque altro di intraprendere grandi riforme, ma i suoi maggiori progetti di trasformazione del Paese sono naufragati: dal federalismo alla riforma della giustizia respinta dal referendum, passando per pensioni e tasse.La stessa contraddizione attraversa il giudizio del Financial Times. Da una parte la disciplina fiscale, il deficit ridotto, i rapporti con Bruxelles, il sostegno all'Ucraina e il forte calo dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi. Dall'altra un'economia che, secondo i dati riportati dal quotidiano britannico, negli ultimi tre anni è cresciuta meno dell'1 per cento, con una previsione per il 2026 compresa tra lo 0,5 e lo 0,8 per cento, mentre il rapporto tra debito e Pil è passato dal 134 al 138 per cento. Quasi quattro anni di stabilità diventano, a tirare le somme, anche una “missed opportunity”: un'occasione mancata per affrontare i problemi strutturali dell'economia italiana.La Cbc affida lo stesso concetto all'economista Veronica De Romanis: “La stabilità è uno strumento, l'obiettivo è la crescita, e quella crescita non si è vista”. Secondo l'economista, Meloni non ha sfruttato quattro anni eccezionalmente stabili per intervenire sulla debole produttività, sulla bassa spesa per l'istruzione e sulla fragile posizione di donne e giovani nel mercato del lavoro.Sul Guardian il giudizio diventa ancora più esplicito nelle parole della deputata democratica Lia Quartapelle: “Questo governo ha sprecato l’enorme occasione che la stabilità gli ha dato”, lasciando irrisolti produttività e crescita stagnanti, salari in ritardo e le difficoltà del sistema educativo. Al governo va comunque il riconoscimento di una gestione “fiscalmente prudente”. La Wunderkammer si chiude. Dopo 1.413 giorni, il ritratto di Meloni che arriva da oltreconfine resta sospeso tra due immagini. Troneggia quello di quattro lunghi anni di occasioni mancate.