La paura, la disperazione e la speranza di essere salvata sono state racchiuse in tre telefonate. Tre tentativi di chiedere aiuto mentre si trova prigioniera nel bagagliaio della sua auto. Lorena Isceri – uccisa giovedì dall’ex compagno che l’ha aggredita, chiusa in un bagagliaio e poi lanciata nel vuoto da un cavalcavia della A1 – prova prima a chiamare sua madre. La comunicazione, però, si interrompe quasi subito. Poco dopo tenta di contattare un amico, ma anche in questo caso la linea cade. È al terzo tentativo che riesce a lanciare l’allarme. Lorena chiama il 112 e dall’altra parte risponde la centrale operativa della questura di Firenze. La donna è nel bagagliaio del suo Suv di Federico Vella, 36 anni, dove, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stata rinchiusa dopo essere stata aggredita e immobilizzata. “Federico mi ha rapita, vuole uccidermi”, riesce a dire.
La loro relazione si era conclusa qualche settimana fa dopo una vacanza in Grecia. Non c’erano denunce, ma una amica della donna alla Nazione racconta: “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr.Hyde”. La vittima è stata aggredita, legata e messa nel bagagliaio dell’auto. Infine lanciata dal viadotto Lora dell’A1, proprio quando gli agenti avevano individuato l’auto dell’aggressore.










