MESTRE (VENEZIA) - «Un impegno non solo economico, ma anche organizzativo e professionale». Che si traduce ogni anno in oltre 4 milioni di euro. Si accendono così i riflettori sulla cifra che il Comune di Venezia stanzia per il welfare della comunità bengalese. Con un dato capace di lasciar intravedere l'ingente quantità di spesa che ogni anno lascia le casse dello Stato per garantire servizi, assistenza e percorsi di integrazione ai cittadini bengalesi. Ma che lascia ancora sommersi tutti quei costi che non gravitano direttamente attorno al settore della Coesione Sociale: 3.705.118 euro. È questa - secondo la proiezione elaborata per il 2026 dal Comune di Venezia - la quantità complessiva di danaro spesa dall'amministrazione per garantire ai cittadini provenienti dal Bangladesh i soli servizi essenziali relativi al settore della Coesione Sociale.

Una stima ottenuta sommando le diverse tipologie di intervento censite - all'interno delle quali rientrano un insieme molto ampio ed eterogeneo di attività: accoglienza e protezione, accompagnamento delle persone e delle famiglie, inclusione sociale, mediazione linguistica e culturale, sostegni economici, interventi nelle situazioni di fragilità e difficoltà abitativa e servizi di contrasto alla violenza - che non tiene conto esclusivamente delle somme trasferite direttamente ai beneficiari. Ma che comprende anche i costi necessari per organizzare e gestire i servizi, le strutture di accoglienza e la protezione, gli interventi affidati a soggetti esterni, i percorsi individualizzati e le diverse forme di assistenza attivate in relazione ai bisogni rilevati. Da aggiungere, poi, altri 200mila euro. Attribuiti al personale impiegato nell'erogazione e nella gestione dei servizi - calcolato considerando una media di 6 dipendenti a tempo pieno per 36 ore settimanali. Così, tirando una linea è di quasi quattro milioni di euro il totale della spesa. Rappresentativa in realtà solo di una fetta - anche se della più consistente - del totale delle spese destinate alla comunità proveniente dal Bangladesh. Quanto spende il Comune di Mestre per la comunità bengalese Mettendo da parte i numeri, sono poi le percentuali che confermano ancora una volta l'elevata incidenza dell'utenza bengalese. Secondo i dati rilasciati dall'amministrazione, infatti, il tasso di utenti bengalesi nei servizi riguardanti minori, disabilità, pronto intervento e mediazione, centro antiviolenza e servizio adulti e famiglie si aggira mediamente intorno al 18,14% del totale. Una percentuale di per sé elevata, che aumenta in modo esponenziale per alcuni servizi in particolare. Primi tra tutti i servizi in ambito scolastico - messi a disposizione per imparare la lingua - per i quali la percentuale arriva a toccare il 48,4% Tradotto: un bengalese su due frequenta il servizio. Medaglia d'argento per la percentuale degli adulti seguiti dal PIM (Pronto intervento mediazione), arrivata a toccare quota 35,4%. Puntando lo sguardo sui centri antiviolenza poi, parliamo del 28,3% per i minori in Case Rifugio, dell'11,9% per le donne in Casa Rifugio e del 22,3% per la protezione sociale. «Questi numeri danno la misura di un impegno che non è soltanto economico - ha dichiarato l'assessore alla Coesione sociale Ermelinda Damiano - ma anche organizzativo e professionale. Il Comune non si è mai tirato indietro e continuerà a garantire servizi, sostegni economici e risposte concrete a tutte le persone che ne hanno bisogno, senza distinzioni, compresi i cittadini di nazionalità bengalese», ha continuato.«Al tempo stesso, l'integrazione non può essere un processo a senso unico. È giusto parlare di diritti, che le istituzioni hanno il dovere di rispettare e rendere effettivi, ma accanto ai diritti esistono anche doveri e responsabilità verso la comunità in cui si vive. A fronte dello sforzo sostenuto dal Comune, serve un impegno forte e visibile nel percorso di integrazione da parte della comunità bengalese. Come ha sottolineato il sindaco Simone Venturini, ciò riguarda innanzitutto, in alcuni casi, la considerazione e la mancata libertà delle donne: principi fondamentali sui quali non possono esserci ambiguità». «Le istituzioni continueranno a fare la propria parte, ma l'integrazione richiede reciprocità: il rispetto dei diritti, ma anche dei doveri, la partecipazione e la condivisione delle regole fondamentali della nostra comunità».