Javier Milei ha alzato il tiro sulle Falkland/Malvinas, evocando "venti di cambiamento" per le rivendicazioni di Buenos Aires sulle isole britanniche nell'Atlantico del sud, forte del sostegno dell'amico Donald Trump. Il presidente argentino, in un discorso televisivo alla nazione trasmesso a reti unificate, non solo ha ribadito l'appartenenza dell'arcipelago al Paese sudamericano "per storia e per diritto" ma è passato ai fatti, annunciando nuove sanzioni contro le aziende straniere che sfruttano le risorse petrolifere nelle acque dell'arcipelago e la costruzione di una base navale nella Terra del Fuoco.
Non si è fatta attendere la risposta di Londra: "Sono britanniche", ha detto il ministro della Difesa Wes Streeting, che ha sottolineato "il nostro impegno assoluto e incrollabile" per difendere la sovranità delle Falkland. E ancora: "Le dichiarazioni di Milei ci dicono di più sulla politica interna argentina che sulle Isole Falkland". Il presidente si trova in effetti in un momento di grande difficoltà, fra il drastico calo di popolarità e le proteste di piazza contro le sue politiche ultraliberiste. Ma se le rivendicazioni da parte di Buenos Aires sulle isole sono le stesse da decenni, ribadite in mille modi, dai cartelli stradali agli striscioni mostrati dalla nazionale di calcio ai recenti mondiali americani, adesso sono cambiate le circostanze. Milei può contare sulla sponda di Trump, che proprio ieri aveva messo in dubbio, in un'intervista all'emittente di destra Gb News, il sostegno Usa a Londra a fronte di un'eventuale nuova invasione argentina delle Falkland, dopo quella del 1982 conclusasi con la vittoria britannica dopo un sanguinoso conflitto durato oltre 70 giorni.










