Nell’autocelebrarsi di Giorgia Meloni oggi a Bari c’è qualcosa di berlusconiano. Ovvio che dal punto di vista esteriore sarà una festa molto più provinciale e più raffazzonata delle kermesse di Forza Italia.

Piuttosto la similitudine è questa: così come Silvio negli ultimi anni, pur inseguito da scandali e spread, non rinunciava a un’ostentata esibizione muscolare, Giorgia rischia di evocare brioche per il popolo in crisi. Dire che tutto va bene mentre tutto va abbastanza male è uno iato che stride come l’unghia sulla lavagna. Che rischia, perciò, di infastidire come la moneta falsa che ti rifilano tra quelle buone.

Non a caso gli altri – Antonio Tajani, Matteo Salvini – si tengono un po’ in disparte, eppure avrebbero qualche titolo per rivendicare un pezzo della torta. Onore e oneri. È il governo più longevo, e la premier si bea di questo, seconda solo a Benito, ubi maior eccetera…

Per la festa, Francesco Filini (che non è il personaggio collega di Fantozzi, ma un importante testa d’uovo dei Fratelli) ha preparato un minuziosissimo opuscolo – anche qui molto in stile berlusconiano: la politica ridotta a brochure – con tutti ma proprio tutti i risultati del governo. Significativo che manchi la politica estera, l’originario fiore all’occhiello dell’underdog venuta dalla Garbatella e finita a Mar-a-Lago a dare del tu al mondo intero, e che ora è improvvisamente appassito dopo che il Grande Capo della Casa Bianca l’ha rimandata a ottobre, se non bocciata, e gli europei continuano a diffidarne.