Il commercio mondiale sta entrando in una fase in cui il principale rischio non è più soltanto la scarsità delle merci, ma la crescente difficoltà di spostarle fisicamente.
Congestione portuale, siccità e crisi geopolitica stanno agendo contemporaneamente sui principali corridoi logistici, trasformando la capacità di trasporto in una variabile macroeconomica.
Il risultato è una combinazione di tempi di consegna più lunghi, noli più elevati, maggiore volatilità dei prezzi delle commodity e incremento del capitale immobilizzato lungo le supply chain.Il caso più evidente è lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale nel primo semestre 2025 transitavano mediamente 20,9 milioni di barili al giorno di petrolio, circa il 20% dei consumi mondiali di liquidi petroliferi e oltre un quarto del commercio marittimo globale di greggio.
Attraverso il passaggio transitava inoltre oltre il 20% del commercio mondiale di LNG, principalmente dal Qatar.
Nel 2026 la guerra tra Stati Uniti e Iran ha trasformato Hormuz da semplice chokepoint logistico in un vero premio di rischio geopolitico.






