I primi studenti stanno entrando proprio in queste ore. Arrivano da tutto il mondo: Germania, Spagna, Pakistan, Siria, Cina, Brasile, Cile. Quest’anno abiteranno nella residenza Farini a Torino, una delle nuovissime realizzate con il bando Housing del ministero dell’Università e i fondi Pnrr. Lì, dove un tempo c’era lo studio del pittore Pietro Gallina, ora è nato uno studentato universitario. La domanda è tantissima: soltanto quei 52 posti li hanno chiesti in 500. Come nella residenza Farini, in tutta Italia ci sono 33 mila giovani che stanno entrando per la prima volta nelle nuove residenze universitarie. Il bando del ministero ha previsto la realizzazione di 63 mila nuovi posti letto, finanziati soprattutto con i fondi Pnrr. La prima metà adesso è pronta. I restanti 30 mila posti arriveranno entro il 2027. Uno degli ultimi impegni della ministra dell’Università Anna Maria Bernini prima della fine del mandato. Oltre alla riforma del semestre aperto a Medicina, in questi quattro anni Bernini ha puntato sugli insegnamenti, ma soprattutto sul sostegno alle università e diritto allo studio. Settori che da anni è in sofferenza ma allo stesso tempo in crescita numerica.
L’intervento più consistente è stato sul Fondo di finanziamento ordinario, cioè le risorse che ogni anno il ministero assegna agli atenei. Bernini gli scorsi anni è stata duramente criticata da diversi rettori, che temevano possibili tagli ai contributi. Soprattutto allo scadere degli incentivi del Pnrr, le università che avevano potuto assumere più personale si sono trovate in difficoltà a rinnovarlo. Alla fine però Bernini è riuscita a mettere d’accordo tutti. Le risorse sono state assegnate in proporzione ai risultati ottenuti nella ricerca dalle singole università. Ma allo stesso tempo garantendo che nessuno prendesse meno dell’anno scorso. In poche parole, chi ha “performato” meglio ha ricevuto una quota maggiore, mentre chi non è andato bene si è visto confermare lo stesso finanziamento del 2025. «Non basta investire di più, serve investire meglio» ha sempre detto lei. Ha esaminato la Valutazione della qualità della ricerca (Vqr) di ogni ateneo affidandosi all’agenzia indipendente Anvur. E così ha messo d’accordo tutti i rettori, che tramite la loro Conferenza hanno espresso «parere pienamente favorevole» ai cambiamenti proposti da Bernini, sottolineando come l’impianto della ripartizione assicuri «un equilibrato bilanciamento tra la valorizzazione del merito e la stabilità economico-finanziaria delle istituzioni universitarie». Così facendo, il ministero ha aumentato le risorse soltanto per la metà degli atenei italiani, per un massimo di +5% di incremento. Allo stesso tempo, però, ha garantito agli atenei che non avevano dei buoni risultati di ricevere comunque la stessa quota di fondi dell’anno scorso. Per quest’ultima decisione ha stanziato 50 milioni di euro. Ma in totale il fondo è cresciuto di 25,6 milioni rispetto all’anno scorso, arrivando alla quota complessiva di 9,4 miliardi di euro, livello mai raggiunto prima. Il primo anno in cui si è insediata, nel 2022, il ministero elargiva 8,6 milioni agli atenei. L’altro investimento economico importante è stato sulle borse di studio. Una delle spese più ingenti per il ministero e le amministrazioni locali. Perché i redditi delle famiglie sono sempre più bassi, e quindi la platea degli studenti beneficiari aumenta ogni anno, mentre bisogna cercare di adeguare gli importi all’aumento dell’inflazione. Per raggiungere questi obiettivi il ministero ha incrementato i fondi da 307,8 milioni a 708 milioni negli ultimi cinque anni, con il picco di oltre 880 milioni nel 2024. Un tema destinato a non esaurirsi qui. Il lavoro per Bernini non è ancora finito. Tra i prossimi passi che il ministero dovrà compiere c’è il completamento della valorizzazione dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. Dopo 25 anni di attese e rinvii, Conservatori, Accademie e istituti di design in lauree sono stati allineati al sistema universitario in materia di ordinamenti didattici e di reclutamento. Tra le principali novità, l’istituzione e il finanziamento con 100 milioni dei dottorati di ricerca. Infine è arrivata anche la trasformazione dei diplomi in lauree, già approvata in Consiglio dei ministri.












