Se volete sapere chi ha ucciso JFK, Wild Horse Nine è il film che ve lo svela. Se volete innamorarvi di nuovo dell’esperienza totalizzante della sala cinematografica, Wild Horse Nine è quello che fa per voi. Se volete sapere chi per noi è già Leone d’Oro di Venezia 83, lo scriviamo per la terza volta: Wild Horse Nine. Campane del Lido a festa, il talentuoso drammaturgo teatrale britannico/irlandese Martin McDonagh, dopo il suo Gli spiriti dell’isola, ha saputo incredibilmente superarsi. Là due amici, un cane e una lite furibonda; qua due agenti della CIA in Cile e sull’isola di Pasqua nel 1973 (poche settimane prima del golpe di Pinochet), una mandria di cavalli selvaggi e un intreccio spionistico con sangue a fiumi.
Chris (John Malkovich) è l’anziano mentore, morfinomane, malato terminale di cancro con svarioni di memoria, uno che ha fatto “Guatemala, Indonesia, Baia dei Porci e Dallas”. Lee (Sam Rockwell) è il giovane allievo, più grezzo e spiccio, capace di uccidere mentre mangia. Tra i due comunque non c’è confronto: Chris batte Lee in esecuzioni a freddo, 68 a 8. La vecchia spia, però, di giorni di vita ne ha ancora pochini prima che il cancro lo divori.
Così Lee accontenta la richiesta dell’apprezzato collega: portarlo sull’isola di Pasqua per vedere “le teste” e, nel momento in cui Chris pronuncerà la parola magica (Arkansas), l’amico gli sparerà un colpo secco alla tempia. Ma la missione segreta di Lee, voluta da MJ (Steve Buscemi, in versione eroinomane con polsini e cravattone), il capo sezione CIA di stanza a Santiago, contornato da bavosi militari pronti al golpe, è quella di carpire le memorie di Chris e possibilmente capire dove è finito il vero fucile che ha sparato e ucciso JFK.










