Venezia – Al secondo giorno della Mostra già si parla di Coppe Volpi e possibili Oscar. John Malkovich, protagonista del film di Martin McDonagh consegna con Wild horse nine l’interpretazione della carriera nel ruolo di un agente della Cia che ha attraversato tutti i fatti più neri della storia americana: era in Congo, in Guatemala, nella baia dei Porci di Cuba, ma soprattutto era a Dallas il 22 novembre 1963. Ora che un cancro in fase terminale lo sta uccidendo, ha deciso di scrivere le sue memorie e nell’agenzia tutti sono preoccupatissimi di quello che potrebbe rivelare.
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È una commedia nera, potente e affilata, quella del regista irlandese Martin McDonagh (Gli spiriti dell’isola e Tre manifesti a Ebbing, Missouri), applauditissima alla proiezione e anche in sala stampa (il film sarà nelle sale il 5 novembre). Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della Cia, Chris (Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ (Steve Buscemi).Tra le suggestive statue dell’isola Rapa Nui, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse cilene rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno in questo remoto paradiso.










