Per Seat è arrivata l’ora della verità. Già nel 2023, a margine dell’IAA di Monaco di Baviera, il nuovo Ceo del marchio Volkswagen Thomas Schäfer (un manager che, dicono le indiscrezioni, sarebbe molto gradito alle dinastie Porsche e Piech che controllano il gruppo), che adesso guida anche la divisione del brand di volume del gruppo, che include anche Skoda, aveva guadagnato la ribalta mediatica affermando che “il futuro di Seat è Cupra”.
Ora, secondo quanto appreso dall’autorevole settimanale economico finanziario tedesco Wirtschaftswoche, il gruppo Volkswagen (che ne aveva completato l’acquisizione nel 1986) prevede entro il 2029 di ritirare dal mercato la Sociedad Española de Automóviles de Turismo, fondata nel 1950 e fino al 1981 nella galassia Fiat (che faceva parte degli investitori che portarono alla sua costituzione).
La decisione finale sarebbe programmata per venerdì 4 settembre, in occasione della riunione del Consiglio di sorveglianza, organismo di cui fanno parte anche i sindacati e il Land della Bassa Sassonia, la cui attenzione è tuttavia rivolta in particolare agli stabilimenti e ai livelli occupazionali in Germania e nella regione.
A partire dal 2030 Seat non sarebbe più prevista dai programmi del gruppo, alle prese con un complesso e delicato processo di riorganizzazione che potrebbe comportare il sacrificio di decine di migliaia di posti di lavoro, fino a 120.000 a livello globale (attualmente sono oltre 600.000 gli addetti, di cui circa 14.000 riguardano Seat S.A, la società che controlla sia Seat sia Cupra). Non sono chiare le ricadute sul personale, perché il sito catalano di Martorell produce anche per altri marchi, ma se l’impatto sulle tute blu potrebbe essere limitato, non lo sarebbe sui colletti bianchi. E non è chiaro se e come reagirà il governo spagnolo che aveva concordato un piano di investimenti da 10 miliardi di euro con il gruppo tedesco.










