La giornalista, scrittrice e attivista statunitense Gloria Steinem, considerata una delle figure simbolo del femminismo contemporaneo, una delle personalità che più hanno contribuito a trasformare il dibattito sui diritti delle donne negli Stati Uniti e a livello internazionale, è morta all'età di 92 anni nella sua abitazione di New York. La notizia della scomparsa, avvenuta mercoledì 2 settembre, è stata comunicata attraverso i suoi canali social ufficiali. Nata a Toledo, in Ohio, il 25 marzo 1934, Steinem ha avuto un ruolo centrale nel movimento per i diritti delle donne negli Stati Uniti a partire dagli anni Sessanta. Cofondatrice nel 1972 della rivista femminista Ms., divenne una delle principali portavoce delle battaglie per l'uguaglianza sociale e politica, per il diritto all'aborto e per una maggiore rappresentanza delle donne nella vita pubblica. La sua attività giornalistica contribuì a portare alla ribalta temi fino ad allora marginalizzati. Nel 1963 pubblicò un'inchiesta sotto copertura sul lavoro delle cosiddette "conigliette" del Playboy Club, denunciando le condizioni e le pressioni alle quali erano sottoposte le lavoratrici. L'articolo contribuì a consolidare la sua notorietà e il suo ruolo nel nascente movimento femminista. Nel 1969 pubblicò "After Black Power, Women's Liberation", testo che contribuì a rafforzare la sua posizione come riferimento nazionale del movimento per la liberazione delle donne. Due anni più tardi fu tra le fondatrici del National Women's Political Caucus, organizzazione nata per promuovere la partecipazione femminile alla politica statunitense. Steinem non limitò il proprio impegno alla battaglia politica e sociale. Nel corso della sua vita mantenne stretti rapporti con numerose artiste, tra cui Barbara Nessim, Annie Leibovitz e Judy Chicago. Nel 1972 visitò Womanhouse, lo spazio dedicato all'arte femminista nato a Los Angeles dall'iniziativa di Chicago e Miriam Schapiro. Quell'esperienza, raccontò anni dopo, rappresentò una svolta nella sua percezione dell'arte. Fino ad allora, disse, l'arte le era sembrata soprattutto un'attività appartenente alla tradizione europea maschile. A Womanhouse comprese invece che anche le donne avevano propri simboli e propri linguaggi artistici. «Posso dividere la mia vita in prima e dopo Judy Chicago», ricordò in occasione di un gala al Hammer Museum. Nel 2005 Steinem fondò insieme a Jane Fonda e Robin Morgan il Women's Media Center, organizzazione impegnata a rafforzare la presenza e l'autorevolezza delle donne nei media. Tra i suoi numerosi libri in italiano spicca "Autostima" (Rizzoli), una sorta di manuale sulla consapevolezza di sè che tra gli anni '80 e '90 è stato un bestseller internazionale. Vanda Edizioni ha pubblicato in anni recenti "Autostima, la rivoluzione parte da te", "Oltre i 60. Donne che non si fermano", "Elogio dei corpi delle donne", "Trilogia Ms; corpo-aborto-age fobia", "Nazi-connection. Analogie con il nazismo nel dibattito sull'aborto". La sua formazione personale fu segnata da un'infanzia complessa. Figlia di Leo e Ruth Steinem, trascorse parte dell'infanzia viaggiando con la famiglia in una roulotte a causa del lavoro del padre, venditore ambulante. I genitori si separarono nel 1944. L'esperienza della madre, che soffrì per anni di problemi di salute mentale e dovette interrompere la propria attività lavorativa, contribuì, secondo la stessa Steinem, a sviluppare in lei una precoce consapevolezza delle disuguaglianze sociali e delle difficoltà affrontate dalle donne. Dopo gli studi allo Smith College, Steinem trascorse due anni in India, dove lavorò come assistente legale. Tornata negli Stati Uniti, intraprese la carriera giornalistica e collaborò con diverse pubblicazioni prima di affermarsi come una delle principali voci del femminismo americano. Nel corso della sua lunga carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia presidenziale della libertà, conferitale nel 2013, e il Premio Principessa delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica nel 2021. Nel 2000, a 66 anni, Steinem sposò David Bale, padre dell'attore Christian Bale. Bale è morto nel 2003 a causa di un linfoma cerebrale. La sua vita è stata raccontata anche sul grande schermo nel film "The Glorias", diretto da Julie Taymor e interpretato, tra le altre, da Julianne Moore. Steinem ha inoltre partecipato come se stessa ad alcune produzioni televisive.
Addio a Gloria Steinem, icona del femminismo americano
La giornalista, scrittrice e attivista aveva 92 anni










