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Gloria Steinem, una delle più importanti femministe statunitensi del Novecento, è morta a 92 anni. Fra gli anni Sessanta e Settanta, durante la cosiddetta seconda ondata del femminismo, fu fondamentale nella lotta per la legalizzazione dell’aborto, la liberazione sessuale e la presa di coscienza della normalizzazione della violenza domestica nella società, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale.
Alla fine degli anni Sessanta, insieme a Dorothy Pitman Hughes e Patricia Carbine, fondò Ms. Magazine, la prima rivista femminista mensile venduta su scala nazionale e destinata a un pubblico femminile generalista: l’obiettivo era raccontare le storie che sugli altri giornali non trovavano spazio e farle arrivare anche alle lettrici che non erano raggiunte dalle riviste femministe più piccole.
Un articolo contenuto nel primo numero dal titolo “We have had abortions” (“Noi abbiamo abortito”), pubblicato a luglio del 1972, fu un pezzo fondamentale del dibattito nazionale sulla legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, avvenuta nel 1973 con la sentenza della Corte Suprema nel caso Roe v. Wade (poi ribaltata nel 2022). Nell’articolo oltre 50 donne, tra cui alcune molto famose come la scrittrice Susan Sontag, dichiaravano di essersi sottoposte a un’interruzione di gravidanza in un momento storico in cui l’aborto era ancora vietato in molti stati americani. Si ispirava al Manifesto delle 343, uscito pochi mesi prima in Francia su idea della nota femminista e scrittrice Simone de Beauvoir.






