È morta a 92 anni, nella sua casa di New York, la giornalista e attivista che ha contribuito più di chiunque altro a dare forma al movimento femminista americano. Fino agli ultimi anni ha continuato a scrivere e a ricevere ospiti nel suo salotto
Nel comunicato diffuso dalla sua fondazione, dopo la notizia della morte, c’è una frase che riassume meglio di tante biografie chi sia stata Gloria Steinem: il suo dono più grande, si legge, era la capacità di ascoltare gli altri, di far sentire ognuno visto e riconosciuto. Le sue parole e i suoi gesti, continua il testo, hanno dato alle persone, soprattutto alle donne, il permesso di essere davvero se stesse. Un’eredità costruita in oltre sessant’anni di scrittura e battaglie, cominciati quando le donne americane, per aprirsi un varco nel giornalismo, dovevano spesso passare da incarichi che nessun collega uomo avrebbe accettato.
Gloria Steinem, la cronista diventata coniglietta per un reportage
Nata in Ohio nel 1934, Steinem si era trasferita a New York a metà degli anni Cinquanta per fare la giornalista freelance, in un ambiente che alle donne affidava quasi solo articoli di costume. Il salto arrivò nel 1963, quando si finse una cameriera in costume da coniglietta per lavorare sotto copertura in un locale della catena Playboy: il reportage che ne uscì raccontava turni massacranti, paghe risicate e umiliazioni quotidiane dietro la patina scintillante del locale, e la trasformò in una delle firme più lette del giornalismo americano.










