"Non si può prendere un essere umano per un braccio e buttarlo dall'altro lato della frontiera come fosse un sacco di terra. Che è ciò che si deduce in alcune occasioni dalle dichiarazioni che abbiamo sentito". Di fronte al Congresso dei deputati – la camera bassa del Parlamento - il premier spagnolo Pedro Sánchez risponde con fermezza alle richieste di respingimento immediato dei migranti avanzate da vari esponenti della destra.L'appello con cui il primo ministro decide di aprire le comunicazioni al Palacio de las Cortes si riferisce alla stretta attualità delle centinaia di persone che ancora si trovano a Ceuta, ma anche al ricordo della dimensione umana e umanitaria della crisi migratoria di fine luglio. E dal ricordo Sánchez passa in poche battute a rendere esplicito l'attacco politico: "Dichiarazioni - continua - non solo di esperti o commentatori, ma anche sfortunatamente di responsabili politici. Oggi torneremo a sentirli da questa tribuna".Il riferimento è al fronte compatto della destra sovranista spagnola che, a partire da Santiago Abascal, presidente di Vox, ha continuato a definire quanto avvenuto nell'exclave come "un'invasione", evocando a più riprese "rimpatri immediati" e "blocchi navali". Le critiche di Abascal all'operato del governo hanno spesso unito "la debolezza di Sánchez" a un possibile "incoraggiamento del Marocco" ai migranti.Proprio sul ruolo della monarchia marocchina il discorso di Sánchez passa dai contrasti interni alle questioni di politica internazionale. Nelle ultime ore un rapporto del Centro Nazionale di Immigrazione e Frontiere basato sull'analisi di video diffusi sui social ha mostrato nuove evidenze di un possibile coinvolgimento della polizia di Rabat nell'organizzazione dei viaggi dei migranti fino alla frontiera spagnola. Finora la posizione ufficiale dell'esecutivo – confermata da fonti di intelligence - ha sostenuto che non esistano prove che associano il Marocco alla crisi di Ceuta. "Non ci sono evidenze solide - ribadisce Sánchez -. Se esistessero agiremmo di conseguenza. Questo governo non ha problemi ad affrontare poteri stranieri quando la situazione lo richiede, ma con fatti provati, verificati".Sánchez calibra con cautela i passaggi che riguardano la posizione del Marocco e, se nelle sue parole non compare mai una condanna esplicita, arriva comunque l'impegno a rivedere "tutti i meccanismi di coordinamento e allerta" condivisi fra i due Paesi: "Continueremo a cooperare ma dopo Ceuta la nostra relazione dovrà essere diversa".Le critiche dell'opposizione erano scontate - Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito popolare è tornato a chiedere le dimissioni di Sánchez per "incompetenza o complicità con una regia marocchina" - ma ad avere un peso politico maggiore è la presa di distanza degli alleati di fronte all'approccio morbido del premier. Durante il dibattito parlamentare Ana Vidal, portavoce di Sumar, ha richiesto esplicitamente delle spiegazioni da Rabat, sostenendo che non ci sia più spazio per una "politica conciliante nei confronti del Marocco". Nel proprio intervento anche la portavoce di Podemos Ione Belarra ha attaccato duramente il Marocco – "una dittatura in cui il popolo è vittima di re Mohammed VI" – esortando Sánchez a rompere le relazioni diplomatiche e commerciali finché continua a non essere una democrazia che rispetta i diritti umani".