“Sono cinque anni che non riceviamo acqua per i campi, posso resistere ancora un paio di stagioni, ma se continua così, chiudo la partita iva e lascio tutto, qui la terra sta andando a morire, non ce la faccio più”. Salvatore Giuseppe Romano è un agricoltore che possiede una decina di ettari nella Piana di Gela, che come molti altri imprenditori racconta di non vede da anni una goccia d’acqua. Eppure le risorse ci sarebbero, ma si disperdono giorno dopo giorno.
“Abbiamo tre dighe che potrebbero contenere sulla carta 40 milioni di metri cubi d’acqua, ma due non hanno autorizzazione di invaso: Comunelli è interrata e Disueri non ha il collaudo, anzi si pensa di abbandonarla per i problemi strutturali irrisolvibili, mentre le tubature di Cimia sono un colabrodo. Ogni anno si disperdono tra i 20 e i 30 milioni di metri cubi d’acqua che finisce a mare”, a raccontarlo a ilfattoquotidiano.it è Enzo Giudice, proprietario di 20 ettari coltivati a carciofi, vigneto e grano duro.
Dall’elenco ministeriale delle grandi dighe, il lago Disueri risulta “in collaudo”, e pur avendo una capacità di 23,6 milioni di metri cubi d’acqua al momento contiene solo l’1,3%. Il bacino Cimia, anche questo “in collaudo”, sulla carta avrebbe una portata di 10 milioni di metri cubi, ma è riempito solo al 24,9%. Infine il bacino di Comunelli potrebbe contenere 8 milioni di metri cubi, ma risulta “fuori esercizio temporaneo”, perché inutilizzabile a causa dei fanghi.







