Il gruppo Volkswagen sta affrontando una crisi strutturale senza precedenti, ed è (quasi) pronto ad avviare una ristrutturazione industriale lacrime e sangue. Secondo un documento riservato destinato al Consiglio di sorveglianza, svelato da WirtschaftsWoche e rilanciato da Reuters, l’azienda avrebbe messo nel mirino ben quattro stabilimenti in Germania, pianificando una progressiva interruzione della produzione che vedrebbe lo stop a Emden e Zwickau nel 2031, ad Hannover nel 2032 e a Neckarsulm nel 2034.

Nel rapporto si legge che gli attuali modelli e le strutture aziendali non sono più sufficienti a garantire la competitività e la redditività a lungo termine. Il perché è presto spiegato: il gruppo è diventato troppo grande e complesso, mortalmente dipendente da volumi produttivi enormi e non più facile da raggiungere/mantenere nell’attuale scenario automotive, in pieno cambiamento.

La mossa dei vertici VW, infatti, rifletterebe il calo dei volumi produttivi, con una previsione di vendita globale per il 2026 fissata a 8,5 milioni di vetture. Una contrazione che fa sembrare distantissimi gli anni in cui la multinazionale chiudeva il bilancio produttivo in doppia cifra e che è alimentata da una domanda europea debole, dall’impatto dei dazi, dai costi industriali elevati e dalla crescente pressione dei produttori cinesi.