Roma, 3 settembre 2026 – Il dossier pensioni torna al centro della manovra 2027, ma questa volta il punto di partenza è più scomodo del solito: dal 1 gennaio scatterà comunque un primo aumento dei requisiti legato alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia salirà da 67 anni a 67 anni e un mese, mentre per l’anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi. Restano esclusi dallo scatto i lavoratori gravosi e usuranti. È su questo terreno che la maggioranza sta costruendo le prime ricette previdenziali per l’ultima legge di Bilancio della legislatura.
La Lega rilancia l’uscita volontaria a 64 anni
La proposta più forte arriva dalla Lega. Matteo Salvini e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon puntano innanzitutto a sterilizzare anche il mese aggiuntivo previsto nel 2027. L’operazione, secondo le prime stime circolate, costerebbe circa 1,1 miliardi. Ma il Carroccio vuole andare oltre e ha rilanciato una nuova uscita volontaria a 64 anni, estesa anche ai lavoratori con contributi precedenti al 1996. L’ipotesi allo studio prevede il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno: in sostanza, più libertà di lasciare il lavoro prima, ma accettando una pensione più bassa. Restano però ancora da definire due elementi decisivi, l’anzianità contributiva minima e la soglia dell’assegno necessaria per accedere al meccanismo. È una proposta diversa dall’attuale pensione anticipata contributiva, che consente già l’uscita attorno ai 64 anni ai lavoratori interamente contributivi, con primo versamento dal 1996. L’obiettivo della Lega è allargare quella finestra anche al sistema misto. Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica)







