HomeEconomiaPensioni, il cantiere della manovra: dai 64 anni allo stop dello “scalino”La Lega punta a sterilizzare l’aumento dei requisiti per lasciare il lavoro, previsto da gennaio 2027, e e rilancia una nuova uscita volontaria a 64 anni. Forza Italia spinge per l’aumento delle minimeDa gennaio 2027 aumentano i requisiti per l'uscita dal lavoroRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 31 agosto 2026 – Il dossier pensioni torna al centro della manovra 2027, ma questa volta il punto di partenza è più scomodo del solito: dal 1° gennaio scatterà comunque un primo aumento dei requisiti legato alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia salirà da 67 anni a 67 anni e un mese, mentre per l’anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.

Nel 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi. Restano esclusi dallo scatto i lavoratori gravosi e usuranti. È su questo terreno che la maggioranza sta costruendo le prime ricette previdenziali per l’ultima legge di Bilancio della legislatura.

Le proposte della Lega

La proposta più forte arriva dalla Lega. Matteo Salvini e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon puntano innanzitutto a sterilizzare anche il mese aggiuntivo previsto nel 2027. L’operazione, secondo le prime stime circolate, costerebbe circa 1,1 miliardi. Ma il Carroccio vuole andare oltre e ha rilanciato una nuova uscita volontaria a 64 anni, estesa anche ai lavoratori con contributi precedenti al 1996. L’ipotesi allo studio prevede il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno: in sostanza, più libertà di lasciare il lavoro prima, ma accettando una pensione più bassa. Restano però ancora da definire due elementi decisivi, l’anzianità contributiva minima e la soglia dell’assegno necessaria per accedere al meccanismo.