Lunedì sera un incendio doloso ha colpito lo stabilimento del Gruppo WB a Skarżysko-Kamienna, in Polonia, che produce droni, anche per l’Ucraina. Un uomo è stato ripreso dalle telecamere e avrebbe agito come se sapesse esattamente da quale finestra lanciare il materiale incendiario per causare il massimo danno. La Procura della Polonia ha avviato un’indagine per “partecipazione ad attività di intelligence straniera contro la Repubblica di Polonia e per aver commesso un reato terroristico mediante il posizionamento di un ordigno contenente materiale infiammabile”. Il giorno prima, domenica, lo stabilimento JFG Composites a Lublino è andato completamente distrutto in un incendio. "Nel caso di Lublino non si può escludere, data la natura della produzione, che anche lì si sia verificato un incendio doloso", ha dichiarato il primo ministro Donald Tusk. E questa storia in particolare tocca da vicino l’Italia, perché JFG è appaltatrice di un’azienda polacca, PZL-Swidnik, che fa capo all’italiana Leonardo.
Sono solo gli ultimi due episodi di esplosioni in fabbriche dell’industria militare in Europa, spesso collegate al trasferimento di armi o mezzi all’Ucraina. Nella notte del 15 agosto la fabbrica di Milrem Robotics a Tallinn ha preso fuoco, fornisce (forniva) all’Ucraina droni terrestri. In Bulgaria il 10 agosto è saltata in aria la Emco, che produce munizioni di artiglieria per l’Ucraina e è di proprietà dell’imprenditore Emilian Gebrev, già vittima di un (fallito) attentato del Gru russo. A Colleferro il 13 agosto è esplosa la filiale italiana della franco-tedesca Knds. Qui le indagini sono in corso tuttora su tutte le possibilità. Fonti britanniche al Telegraph hanno tuttavia inserito anche l’episodio italiano nell’elenco; il Cremlino, dicono, starebbe assoldando gang locali che consentono ai servizi segreti militari russi di non lasciare le proprie impronte sugli incendi. A Lipsia (ultimo casus belli prima della Polonia) dopo l’attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia/Halle gli investigatori hanno identificato due sospetti con legami con la Russia, un uomo di origine russa con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo. Quest'ultimo, dicono fonti di intelligence occidentali, è entrato nella zona Schengen con un visto turistico italiano rilasciato dal consolato a Minsk.











