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Da zero a otto nel rapido volgere di una stagione. Sono i film italiani invitati ai Festival: zero erano quelli richiesti a febbraio alla Berlinale e a maggio a Cannes, otto quelli in concorso e fuori concorso (senza contare quelli delle «sezioni minori») alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che inizia oggi con Ink di Danny Boyle, sul miracolo editoriale del Sun, e con la consegna del Leone d’oro alla carriera a George Clooney.

Cioè: in primavera le principali rassegne europee hanno ritenuto di ignorare il nostro cinema, mentre a fine estate la Biennale ha iscritto alla competizione cinque film italiani, un quarto del totale dei concorrenti per il Leone d’oro.

Inevitabile chiedersi: il cinema italiano è improvvisamente rinato (sempre che prima fosse davvero defunto)? L’83ª edizione sarà il riscatto dei registi, produttori e attori del Belpaese? O, proseguendo con i quesiti, la rassegna veneziana è diventata troppo provinciale o, perlomeno, particolarmente attenta ai codici dell’ospitalità domestica?

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