Si veniva al Lido in settembre a seguire il cinema per rigenerare la mente, un po’ saturi di confortanti villeggiature; ora il sollievo c’è ancora, ma di segno diverso.

Venire a questa 83ª Festa del Cinema è un po’ cercare una sosta rivitalizzante dopo un’estate troppo afosa, immota e apocalittica, nei fatti e nei pensieri.

Sul lungomare antistante il Palazzo e le varie sale di proiezione, tra talk all’aperto, lunghe code e sciamare di persone, sotto colorati ombrellini giovani e meno giovani si proteggono dalla luce fulgente (il caldo c’è ancora); una folla festosa che aspetta George Clooney, ma anche di vedere film che regalino chiavi di lettura per interpretare questo inquietante, apocalittico presente.

Chiavi di lettura e non soltanto: anche, perché no, si viene qui a cercare bellezza.

Salon de belleza della messicana Nathalia Acevedo (Giornate degli autori) in un’atmosfera rarefatta, tra personaggi che non hanno nome e quasi paiono non avere storia, racconta una sorta di non luogo a cavallo tra la vita e la morte.