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Il Veneto ha approvato una legge per regolamentare a livello regionale il suicidio assistito, la pratica con cui a certe condizioni ci si autosomministra un farmaco per morire: è la quarta regione ad avere una legge del genere dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma è la prima tra quelle governate dal centrodestra, che comprende partiti tradizionalmente ostili alla regolamentazione di questa pratica. In generale, a livello nazionale, sia il centrodestra che il centrosinistra stanno evitando da tempo di legiferare sul tema, nonostante numerosi inviti al parlamento da parte della Corte costituzionale.

In Italia il suicidio assistito è legale infatti proprio grazie a una sentenza del 2019 della Corte costituzionale, ma manca una legge che definisca tempi e modi per accedervi: questa carenza causa ostacoli e difficoltà burocratiche che spesso impediscono alle persone che ne avrebbero diritto di morire col suicidio assistito, oppure allungano inutilmente i tempi, insieme alle sofferenze fisiche e psicologiche per chi ha fatto la richiesta, che sono sempre persone con gravi patologie. È per questo che alcune regioni hanno cominciato a muoversi in autonomia.

In Veneto il consiglio regionale ha approvato la nuova legge con i voti di una parte della maggioranza di centrodestra, insieme a quelli dell’opposizione di centrosinistra. Nel centrodestra hanno votato a favore la Lega e Forza Italia, pur con divisioni interne e alcuni voti contrari, mentre ha votato contro in maniera compatta Fratelli d’Italia e anche l’unico consigliere regionale di Futuro Nazionale, il partito di estrema destra di Roberto Vannacci. Erano favorevoli alla legge, e sono stati decisivi per arrivare a questa approvazione, i due esponenti della Lega più importanti in Veneto: l’attuale presidente Alberto Stefani e Luca Zaia, che è stato presidente della regione per 15 anni e oggi presiede il consiglio regionale.