Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato mercoledì la legge di iniziativa popolare sul fine vita, stabilendo tempi e procedure per l'assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.

Il Veneto diventa così la quarta regione in Italia a regolamentare la materia — dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna — sebbene una sentenza della Corte Costituzionale abbia già fornito la base giuridica per altri casi, come il più recente in Lombardia.

Il Consiglio regionale veneto ha dato il via libera con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. Secondo il suo presidente, nonché ex governatore regionale, Luca Zaia, si tratta di una risposta doverosa nei confronti dei pazienti, ricordando che dal 2019 ad oggi le richieste per il suicidio assistito in Veneto sono state 31, di cui soltanto tre hanno ricevuto parere favorevole.

Di orientamento opposto è la posizione del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che ha espresso profonda amarezza per la decisione della Regione. Il prelato ritiene che con questo provvedimento si affermi un modello sanitario che riduce la tutela della dignità umana, manifestando grande preoccupazione per gli anziani e le persone fragili e sole.

Secondo il Patriarca, la valutazione soggettiva della sofferenza rischia di ampliare progressivamente i criteri di accesso al protocollo, ribadendo invece la richiesta di un maggior ricorso alle cure palliative e la piena tutela dell'obiezione di coscienza per il personale sanitario coinvolto nelle eventuali procedure.