Venezia, 2 settembre 2026 – “Cosa farò stasera? Berrò. Andremo a cena fuori. Questa è una città dove prendi la barca sotto dei piccolissimi archi e all'improvviso ti trovi nel mezzo di un ristorante che ha quattro tavoli e il proprietario esce e si siede con te. È semplicemente un posto pieno di speranza”. George Clooney, completo blu, camicia bianca e sorriso inconfondibile, svela ai giornalisti presenti in sala stampa a Venezia 83 i piani per la sua serata post cerimonia di premiazione. L'attore è infatti sbarcato al Lido per ricevere il Leone d'oro alla carriera, coronamento di un percorso trentennale che l'ha reso uno dei nomi più rilevanti e popolari di Hollywood. Ma l'attore premio Oscar è arrivato in laguna anche per accompagnare Furies di Rami Kodeih, del quale è produttore esecutivo.

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George Clooney con il direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera (ANSA/FABIO FRUSTACI)

“Come società abbiamo bisogno di vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri. Altrimenti, non impariamo nulla e poi, all’improvviso, ci ritroviamo chiusi nei nostri bozzoli e iniziamo a demonizzarci a vicenda. Penso sia molto più importante essere in grado di raccontare storie, così che io possa venire qui”, ha affermato Clooney. “Ricordo, negli anni, di aver visto al Lido film dall’Iran e da luoghi in cui non ci soffermiamo molto. Furies viene dal Libano, da Beirut. Questo permette al pubblico di vedere luoghi del mondo che non hanno mai visto. Bisogna continuare a raccontare storie e ricordare alla gente che non siamo poi così diversi”.