Sul Lido arriva per essere celebrato, ma finisce per spostare il baricentro della giornata: George Clooney, atteso a Venezia 83 per il Leone d’Oro alla carriera, usa la passerella più osservata del cinema d’autunno per parlare di figli, rinunce professionali e di un’America che definisce senza mezzi termini una “cacocrazia”.
L’immagine più eloquente del primo giorno di Venezia 83 non è quella di una diva in passerella né quella, pur inevitabile, dei fotografi assiepati sul Lido. È un uomo di 65 anni che arriva per ricevere un premio alla carriera e sceglie di parlare soprattutto del presente: della famiglia, del tempo che passa, del lavoro che cambia forma e di un’America che, a suo giudizio, sta attraversando una stagione politica malata. George Clooney, chiamato a ritirare il Leone d’Oro alla carriera nella serata inaugurale della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha trasformato un riconoscimento celebrativo in un intervento che tiene insieme biografia, cinema e responsabilità pubblica.
Il dato di partenza è istituzionale ma significativo: la Biennale di Venezia ha attribuito a Clooney il premio destinato a chi, lungo un percorso esteso e riconoscibile, ha inciso in modo durevole sull’arte cinematografica. L’assegnazione è stata formalizzata dal consiglio di amministrazione su proposta del direttore artistico Alberto Barbera, che lo ha definito un artista “completo e carismatico”, capace di tenere insieme i ruoli di attore, regista e produttore. Nelle note ufficiali, la Biennale ricorda proprio questa triplice identità come il cuore della motivazione.












