Non solo uno spettacolo ma la metafora del bisogno di una città di rivivere. Gela lo fa attraverso il teatro, scegliendo di inaugurare gli “Aischylia – Feste in onore di Eschilo” proprio nella città che accolse gli ultimi giorni del tragediografo di Eleusi. Sabato e domenica prossimi, all’Orto Pasqualello va in scena la commedia “Le Rane” di Aristofane: una iniziativa che non è solo artistica, ma profondamente simbolica.
L’Orto Pasqualello, luogo rigenerato tra il centro urbano e il mare e restituito alla comunità dopo decenni di degrado e abbandono, diventa per la prima volta spazio scenico. È un gesto che parla di cura e di futuro: un luogo che rinasce ospitando un’opera che, a sua volta, interroga la possibilità di rinascere. Il commediografo ateniese Aristofane, nel 405 a.C., si chiedeva come salvare una città alla sbando che non sapeva più distinguere il bene dal male. Atene era in crisi, corrosa dalla corruzione e dalla perdita di quei valori che l’avevano resa grande. E la risposta del commediografo, tra ironie e paradossi, era chiara: la salvezza passa dal teatro, dalla parola, dalla capacità dei poeti di restituire alla polis la sua identità.
“Le Rane” è un viaggio surreale negli inferi, dove Dioniso cerca un tragediografo da riportare in vita per ridare alla città la sua voce. La contesa tra Eschilo ed Euripide diventa metafora della tensione tra passato e presente, tra la gloria perduta e un presente che fatica a ritrovare la rotta. Aristofane invita a un’inversione di marcia: non nei giochi sterili dell’intelletto, ma nella moralità, nel vigore della fantasia, nella forza del mito si nasconde la possibilità di rinascere.








