Il denaro fermo sul conto continua a non essere premiato, ma se il saldo scivola in rosso il prezzo resta altissimo. L’ultima ricognizione di Altroconsumo per L’Economia fotografa una frattura sempre più netta: tassi debitori vicini al 18%, giacenze non remunerate e costi che, soprattutto fuori dal digitale, richiedono ai correntisti una vigilanza molto più attenta del passato.
Nel linguaggio dei fogli informativi bancari basta uno scarto di poche righe per capire come si è spostato l’equilibrio. Da una parte, il denaro lasciato sul conto continua a non rendere nulla. Dall’altra, lo stesso conto, se va in rosso senza affidamento, può costare quasi un quinto dell’importo su base annua. È in questa forbice che si misura oggi il rapporto fra banche e correntisti: remunerazione ferma a zero per la liquidità parcheggiata, tassi debitori medi al 17,97% per gli scoperti senza fido nel panel delle grandi banche osservato da Altroconsumo per L’Economia del Corriere della Sera.
Il dato colpisce anche per il contesto temporale. La fotografia diffusa il 2 settembre 2026 arriva dopo la decisione della Banca centrale europea dell’11 giugno 2026 di alzare di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi presso la banca centrale al 2,25% con effetto dal 17 giugno 2026. Eppure questo rialzo, almeno secondo l’analisi citata, non si è tradotto in una remunerazione delle giacenze dei conti correnti considerati: il tasso attivo medio resta nullo. È uno dei passaggi più significativi per chi usa il conto come parcheggio di liquidità, magari per prudenza o per abitudine, confidando che almeno una parte dell’aumento dei tassi ufficiali venga trasferita ai depositanti.






