“Una decina di giorni fa un pappatacio (segue parolaccia in romanesco, ndr) ha deciso di pungermi trasmettendomi il Toscana Virus. Sono in via di guarigione ma non ancora al massimo (…). Ci vediamo prestissimo, vi abbraccio”. Così il 1 settembre il cantautore romano Tommaso Paradiso riporta sui social la sua disavventura. Ma di cosa si tratta?
Perché se ne parla
Il virus Toscana (TOSV), isolato proprio in questa regione all’inizio degli anni ’70 dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, è un arbovirus ampiamente diffuso in Italia (e in diversi paesi dell’Europa meridionale come Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, ma anche africani come Marocco, Tunisia, Algeria), trasmesso da flebotomi meglio noti come pappataci. Il virus viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura di una femmina di flebotomo infetta. Al momento non sono note altre modalità di trasmissione, anche se sono stati trovati anticorpi anti TOSV anche in cavalli, gatti, cani, pecore, maiali, bovini e pipistrelli. Questi animali possono quindi essere infettati dal virus, ma il loro ruolo come serbatoio non è certo.
Quali sono i sintomi
La maggior parte delle infezioni sembra essere asintomatica, anche se la proporzione esatta non è nota. Quando si manifesta, l’infezione può provocare una malattia febbrile oppure, nei casi più gravi, un’infezione neuroinvasiva, fino all’encefalite e, raramente, alla morte. Il periodo di incubazione è generalmente di 3-7 giorni, ma può arrivare a due settimane. L’esordio è spesso improvviso, con sintomi come febbre, cefalea, nausea/vomito, malessere e dolori muscolari, rigidità nucale. I sintomi tendono a risolversi spontaneamente, senza aiuto di farmaci, dopo circa una settimana.










