"Valter Lavitola deve lasciare il carcere, lo dice la legge". I legali dell'ex editore, a Rebibbia con l'accusa di essere il mandante dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, annunciano un probabile ricorso in Cassazione per l'immediata scarcerazione del loro assistito. La strategia dei difensori di 'Valterino' punta su una norma introdotta dal governo che - se accolta dai giudici - potrebbe imprimere l'ennesima svolta all'inchiesta sulla bomba piazzata quasi un anno fa davanti alla casa dell'ormai ex conduttore di Report.
"I tempi di fissazione del Riesame hanno superato i quindici giorni dalla nostra richiesta - spiega l'avvocato Sergio Cola -. Tecnicamente, per questo motivo, Lavitola andrebbe scarcerato. Riproporremo la questione all'udienza del Riesame e in caso di rigetto faremo ricorso in Cassazione. Il decreto Nordio del 2023 - ricorda Cola - ha statuito con una interpretazione autentica che i reati aggravati dal metodo o dell'agevolazione mafiosa sono da considerarsi di criminalità organizzata con conseguente inoperatività della sospensione feriale", ovvero lo stop temporaneo dei termini di legge nei tribunali italiani, stabilito dal primo al 31 agosto. La richiesta per la scarcerazione di Lavitola era stata già respinta e nella relativa ordinanza il Gip sostiene che "l'equiparazione del citato intervento normativo alla sospensione feriale dei termini delle indagini preliminari non può condividersi perché la 'ratio' del decreto legge del 2023 è stata quella di risolvere un allineamento di sistema nella fase investigativa per reati particolarmente gravi mentre l'articolo 2 della legge 742/1969 concerne la deroga alla sospensione feriale dei termini in un'ipotesi tassativamente prevista".













