«Ho sbagliato. Non ho mai commesso reati, è la prima volta che succede e sono molto dispiaciuto». Poche parole, accompagnate da una piena confessione, e dopo 48 ore di carcere un 42enne indagato a Torino per una aggressione sessuale su una ragazzina di 13 anni viene rimesso in libertà, contro il parere del pubblico ministero, con il solo obbligo di presentarsi tutti i giorni al commissariato più vicino.

E la politica insorge. Da destra a sinistra, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni, crepitano le dichiarazioni contro la decisione del gip, che al termine dell'udienza non si è limitato ad affermare che non occorreva prolungare la permanenza in cella: non ha neppure convalidato il fermo, dato che non esisteva il pericolo di fuga.

«Una ragazzina di 13 anni esce di casa per comprare la merenda ai fratelli - scrive Meloni sui social -. Entra in un minimarket. Ne esce distrutta. Un uomo viene arrestato con l'accusa di essere responsabile di quella violenza in poche ore. Il pubblico ministero chiede il carcere. Due notti. Poi fuori. La motivazione del giudice è: era incensurato, si è mostrato collaborativo, ha detto di essere dispiaciuto. Dispiaciuto».

«Giustamente - è l'intervento della presidente del consiglio - parliamo molto di sicurezza. Si chiede conto al Governo, giustamente, di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo. Le leggi le abbiamo scritte e sono più severe che mai. Le forze dell'ordine hanno fatto il loro dovere benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza. Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile».